Pistoia, ripartire da noi stessi

Cosa resta di Pistoia Capitale italiana della Cultura? Una maggiore notorietà ma un percorso tutto da costruire. Lavorare sull’immagine non basta, dobbiamo creare le condizioni perché il pubblico indirizzi e controlli investitori privati che danno occupazione e lavoro. La Capitale a metà del guado potrebbe rivelarsi un’opportunità per una città che può ancora proporsi al grande pubblico, forte del suo essere ancora luogo da scoprire e da esplorare, estranea ai flussi del turismo di massa.

  • La crisi Covid ha modificato mentalità e flussi turistici. Le nuove tendenze vedono diminuire i flussi nelle Città d’Arte tradizionali a favore di un turismo lento, di prossimità. Pistoia ha queste caratteristiche. Dobbiamo creare le opportunità per una nuova vita turistica ed economica della Città e del suo meraviglioso contesto, verso un approccio che integri diverse opportunità di presenza e le diluisca in una proposta valida dodici mesi all’anno. Su questo punto si apre la finestra sulla salvaguardia e sulla valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico, sullo sviluppo della liuteria e della costruzione di percussioni, del teatro e della poesia e con le tante eccellenze del nostro territorio.
  • Lo sviluppo economico fa leva sulle nostre Imprese. Il ruolo del pubblico deve essere limitato all’indirizzo e all’offrire corsie preferenziali (digitale, infrastrutture, incentivi) che lo favoriscano. Spazio e fiducia ai nostri validi imprenditori che hanno saputo sviluppare economie di filiera e distretti con la propria creatività e voglia di fare. Le aree critiche vanno dal vivaismo al distretto ferroviario, dalla Hitachi alla Grande Distribuzione. Dobbiamo trovare equilibrio tra il commercio nel centro storico e quello di periferia.
  • Dobbiamo mettere argine alla burocrazia. Cittadini e Imprese ne trarrebbero i più grandi benefici. Allo stesso tempo dobbiamo decentrare i servizi perché ciascuno vicino alla sua abitazione trovi il necessario per vivere meglio (Scuola, Banche, Posta, Servizi sanitari e sociali), pur nel rispetto di un principio di efficienza e qualità.
  • Al centro della nostra attenzione deve esserci la scuola. I nostri giovani potranno tornare a scuola? E come deve cambiare il modello didattico per consentire ai giovani di crescere e prepararsi a un futuro ancora tutto da definire e alle famiglie di gestire il tempo di lavoro?
  • Ci sono importanti nodi da sciogliere per un futuro più organizzato e sostenibile: dall’ex-Ceppo all’ospedale San Jacopo, dagli snodi autostradali fino alla via Fiorentina.
  • Pistoia Verde deve fare i conti con una raccolta differenziata ancora indietro, con la regimazione delle acque e le casse di espansione, con la lotta alle polveri sottili, col definire soluzioni per le aree non ancora metanizzate che portino verso incentivi alle caldaie a pompa di calore di nuova generazione abbinate al fotovoltaico.
  • La cultura della solidarietà è parte forte del DNA pistoiese. La Regione Toscana è stata tra le prime a dotarsi di una Legge sul Terzo Settore. Dobbiamo creare le condizioni per lo sviluppo della sussidiarietà valorizzando le esperienze che hanno svolto un ruolo fondamentale.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare. Partecipa anche tu. Insieme possiamo farcela.